IRISHNESS

Avevo detto che sarei partito per affrontare la natura, per seguire l’esempio di Alex Supertramp, ma ho cambiato idea, forse per mancanza di coraggio o forse per acquistare una corazza in grado di partire “into the wild”, quindi sono partito per l’Irlanda.

È nato tutto poche settimane dopo la decisione di arrivare a Sagres (Portogallo) partendo da Roma, quando vedevo su google maps l’Irlanda per un eventuale anno sabbatico e il puntatore del mouse si è fermato sulla cittadina di Tralee (Cork). Ho zoommato e ho visto che quella cittadina era molto piccola, circondata dalla verde campagna irlandese e non distante dal mare, con fiordi mozzafiato. Me ne sono innamorato e ho prenotato il primo volo disponibile per ispezionare la zona e trovare un lavoro e un alloggio per il periodo prefissato. A maggio, sotto maturità, parto da Roma Ciampino e atterro a Dublino molto tardi, circa alle 23.30 e ho la fortuna di ammirare la linea d’ombra che crea un’alba perpetua nel cielo irlandese, quando il sole tramonta. Non ho il tempo di andare nel centro della città di James Joyce, perché devo arrivare il prima possibile nel Kerry. Dopo due ore di viaggio in macchina sono troppo stanco e mi fermo in un B&B sulla strada, dormo e la mattina seguente riprendo la marcia. Arrivo a Tralee molto presto, verso le dieci, e riconosco nella povertà di questa cittadina irlandese l’amore che solo i posti piccoli, quelli che diventano presto familiari possono dare. Non ci vuole molto e trovo il centro della città, dove inizio a chiedere informazioni ai passanti per trovare qualcuno disponibile ad offrirmi asilo per l’estate e a trovare un lavoro. La fortuna mi fa conoscere la proprietaria di una scuola di lingua inglese per stranieri che mi aiuta: mi trova una host mom dalla quale alloggiare per la notte e per l’estate e mi accompagna a trovare lavoro. Al calar del sole (per quanto raramente si sia visto durante il giorno) ho trovato tutto ciò che cercavo e il giorno seguente torno a Dublino per prendere il volo che mi avrebbe riportato a casa.
Due mesi più tardi, una settimana dopo l’esame di maturità, arriva il giorno tanto atteso. Si parte.
DAY 1

 Non ho dormito più di 3 ore e mi rendo conto di ciò solo quando suona la sveglia alle 7.30. Sono distrutto fisicamente, ma ancor di più mentalmente e non riesco a realizzare che per l’ora di pranzo mi troverò a Dublino. Stordito trascino il mio corpo all’aeroporto, saluto i miei genitori e mi imbarco. Non faccio in tempo a posizionare il mio bagaglio a mano nell’apposito posto che già dormo. 13.30: sono a Dublino e devo arrivare a Tralee, ma questa volta non ho la macchina perciò devo svegliarmi e lasciare sull’aereo la stanchezza accumulata per arrivare alla destinazione con i mezzi pubblici. La fortuna é ancora con me poiché incontro una ragazza italiana che mi guida fino al centro della città e mi indica come raggiungere Heuston Station dalla Spyre, il punto di riferimento per coloro che si stanno avvicinando a Dublino. Mi spiega come si svolge la vita dei dubliners e mi da consigli su cosa evitare e sui posti dove mangiare discretamente (noi italiani amiamo la nostra patria quando siamo lontani dal suo cibo) e si congeda. Cerco di distinguere gli homelessness dai tramp e dai nuggle che popolano le strade del centro nord della città, come mi ha spiegato la ragazza poco prima; i nuggle sono drogati senzatetto che disturbano i passanti, mentre è lieve la differenza tra tramp e homelessness in quanto i primi sono vagabondi per scelga. Affascinato da una città particolare mi appresto a cercare un McDonald , avendo poco tempo da trascorrere in città e un treno che da lì a poco sarebbe partito. A prendere la mia ordinazione c’è un ragazzo italiano, emigrato per cercare fortuna in Irlanda: non se la passa tanto bene, ma è fiducioso e crede di poter realizzare il suo sogno, quello di diventare un cantante.

Salgo sul primo tram che passa ed è overcrowded; una sorta di incubo che supero quando prendo posto nel treno per la destinazione. Attraverso tutta l’Irlanda, da est a ovest, e ho la possibilità di osservare tutta la vegetazione irlandese, tutto il verde dei prati, gli animali della fattoria che pascolano; e tutto questo totalmente governato dal cielo irlandese che detta il modo di agire.

Arrivo alle nove e trovo in stazione la mia host mom, che mi porta a casa, mi fa lavare e dopo una buona cena mi permette di andare a dormire. Mi metto a letto con le palpebre chiuse, sto per addormentarmi e l’ultimo pensiero che ricordo é “l’avventura è appena iniziata”

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