Il cielo d’Irlanda

“Silence please, it’s important for us” Sono al solito pub, con la solita Guinness e gli stessi tre uomini con birra e crisps sul bancone. Verso le dieci e mezza arrivano una decina di persone, ognuna con uno strumento musicale diverso, dall’ukulele al tamburello, passando per flauti strani. Si riuniscono intorno a un tavolo e iniziano a cantare canzoni folkroristiche. Tutte simili per il mio orecchio poco educato, ma al termine di una c’è uno strano silenzio e colgo che sta per accadere qualcosa di particolare, perché è quel silenzio che usi per prepararti a qualcosa di importante, qualcosa che richiede tutta la tua energia. Io chiacchiero allegramente con gli amici e una donna ci interrompe, pronunciando la frase sopracitata. Un brivido mi attraversa il corpo e non faccio in tempo ad avvertirlo totalmente che le note di una nuova canzone invadono la sala, la catturano e la sradicano dalla concezione di spazio e tempo: sono tutti assorti a cantare con un’unica voce “The Isle of hope, isle of tears”. È la loro storia, la loro povertà, il loro orgoglio, la loro appartenenza. Anche io dimentico per un attimo dove sono, fortemente attratto dall’amore che è nato in quella stanza.
 Isle of hope, isle of tears,Isle of freedom, isle of fears,But it’s not the isle you left behind.That isle of hunger, isle of pain,Isle you’ll never see againBut the isle of home is always on your mind.

Finisce la canzone, vedo occhi lucidi e sorrisi pieni di vita e subito avverto un altro silenzio, questa volta diverso da quello precedente, tipico di quando hai dato tutto te stesso, sei commosso e non escono facilmente parole; un silenzio malinconico.
Saluto tutti ed esco dal locale. Fa freddo e il cielo è diventato buio completamente. Mentre cammino con la testa affollata dai ricordi della giornata appena trascorsa, ricordo che mentre percorrevo la strada nel senso opposto (quando andavo al pub) ero rimasto colpito dal solito cielo irlandese grigio per le nuvole, come sempre, ma non nero: si vedevano i raggi del sole che penetravano il grigiore del cielo.


Ora il ricordo è completato dall’esperienza nel pub: quel cielo nuvoloso, da cui si intravedono i raggi del sole è la speranza degli irlandesi, la loro forza, la loro felicità di vivere, conquistata con tanto dolore.

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