Una giornata Gaelica

“Let’s go Kerry! Let’s go Kerry”Sono le sette del mattino e sono alla stazione di Tralee, attendendo il treno per la mia visita a Dublino. Vengo da una notte insonne, come tutte quelle che precedono una partenza, e spero di dormire sul treno, ma subito mi rendo conto che non sarà possibile: fuori dalla stazione ci sono famiglie (con ciascuna almeno tre generazioni) e amici che cantano, nonostante l’ora, cori per la loro squadra colorando con la voce di Oro-Verde il grigiore di una solita giornata di pioggia. Prego che non siano diretti a Dublino, che la tortura duri massimo fino all’ultima fermata della contea. No! Vengo subito deluso dalla prima pagina del quotidiano locale che mi informa dei quarti di finale dell’All Irish Championship di Gaelic Football a Dublino, nello storico Croke Park, tra Kerry e Kildare. Mi rassegno e alla stanchezza si impone una sorta di freschezza adrenalinica , quella che ti avvolge quando sei coinvolto in un grande evento, sentito fortemente da tutte le persone intorno a te. Salgo sul treno e alle 7.15 inizia il viaggio. Fortunatamente sono in una carrozza con poche persone (comunque tutti sostenitori del Kerry) e ho la fortuna di udire l’eco piacevole dei cori provenienti dalle ultime carrozze, che riesce a conciliarmi il sonno. Ci allontaniamo dalla stazione di Tralee e il rumore meccanico del treno, unito alle tre ore di sonno alle spalle mi fa cadere in un sonno profondo, mentre le locomotive attraversano la verde regione del Kerry. Purtroppo Morfeo, divinità del sonno, non sembra voler accogliere le mie preghiere e una frenata brusca mi riporta a contatto con la realtà, alleggerendo un sonno che svanisce nel momento in cui il capotreno annuncia che siamo arrivati alla stazione di Killarney, uno degli ultimi paesi della regione. Un fiume di persone sale a bordo, le maglie oroverdi invadono anche il mio vagone e attendo solo di arrivare a Dublino per la mia gita, infastidito dal rumore dei tifosi ma eccitato dall’atmosfera.

Il treno arriva a Heuston Station e la folla oroverde mi attrae, mi coinvolge e mi spinge a seguirla per andare a sostenere la loro squadra. Prendo il primo tram che ci porta dalla parte nord alla parte sud della città (in realtà vicine, ma separate dal fiume) e continuo a seguire quei colori, totalmente catturato e incapace di dar credito all’itinerario programmato. Qui si spegne lentamente il dominio del Kerry perché c’è l’altra tifoseria, tutta rossa, che si infiltra tra il verde e l’oro; in realtà questo rafforza la magia che l’atmosfera di questa partita sta creando e, nonostante il cielo stia iniziando a regalare la solita pioggerella fina, seguo la massa dei tifosi: direzione Croke Park. Sono sorpreso dalla civiltà dei tifosi che andavano a sostegno delle loro squadre camminando, magari, al fianco dei loro avversari; credo sia nello spirito della lega Gaelica che non vuole professionismo e ossessione, bensì unione e divertimento. 

Arrivo allo stadio e rimango a bocca aperta, incredulo di fronte a una costruzione mastodontica, dalla forma irregolare. Scopro che ha la capienza di 84000 spettatori e che, nel 1972 ha ospitato un incontro importante di Muhammad Alì, ma è anche la sede della finale del campionato e che si vive un’atmosfera indimenticabile, come può essere per un americano un Super Bowl. Entro nello stadio e inizio a salire i gradini, mentre la pioggia inizia a battere un po più forte e il suono dei tamburi e delle trombe si fa di gradino in gradino sempre più intenso, il battito del mio cuore segue quel ritmo e sull’ultimo gradino vedo quella che mi sembra l’arena più bella di sempre: tutti i tifosi che indossano la maglietta della propria squadra, divisi in settori Kerry e settori Kildare, quasi a creare involontariamente una coreografia ; un prato verdissimo con le due porte che i miei occhi non sono soliti vedere in uno stadio, a causa dei pali da rugby installati sulle traverse. Ci sono tutti i presupposti per uno spettacolo divertente. Prendo le parti del Kerry, vista l’ospitalità a Tralee e la condivisione del lungo viaggio in treno. Non capisco molto il gioco, ma è di duri contatti e di una velocità continua che mi appassionano a punto tale che finisce la partita e non mi rendo conto del tempo trascorso e mi ritrovo a esultare ingenuamente, celebrando l’accesso alle semifinali della mia contea. 

Torno in centro e sento per le strade tanti italiani parlare e scherzare tra loro. Sento la mancanza del calore italiano,sia quello climatico che quello proveniente dalle voci dei compaesani, ma intanto cammino e sento tanti artisti di strada (buskers) riscaldare l’atmosfera per la serata, che sarà accompagnata di sicuro da tante birre. Infatti è così: mi ritrovo come molte sere nella costa opposta dello stato, seduto a un pub con la Guinness e la musica irlandese.

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