Test medicina 2015

Circa 60000 candidati per poco più di 9000 posti… Questi i numeri relativi a quanti si sono presentati questa mattina negli atenei da loro prescelti per sostenere il test di ammissione al corso di medicina e chirurgia e di odontoiatria e protesi dentaria. Due ore per espletare le procedure burocratiche del caso e le inevitabili difficoltà di natura logistica e alle 10.00 i circa 60000 potenziali ‘dottori’, chiusi e seduti dentro le aule, attendono tra il nervosismo e l’adrenalina che il Presidente della commissione dia inizio alla prova. Per alleggerire un’aria decisamente tesa i ragazzi parlano tra loro: chi racconta della propria vita al “vicino” di posto; chi parla di ambizioni future; chi ripassa a mente per il test; chi parla con gli altri riguardo “il piano B” in caso di fallimento del concorso. Il rumore delle lancette del grande orologio posto alle spalle della cattedra inizia a echeggiare nell’aula, dettando il ritmo ai cuori e modulando le voci che sembrano spegnersi all’unisono quando la prova inizia..
Sono le 11.00 e tutto il mondo sembra concentrato sulle domande poste dal MIUR.
Alle 12.40 finisce il tempo a disposizione e i candidati si mettono in fila, attendendo il loro turno di consegna della prova.
Fuori dall’aula si recupera piano piano il contatto con la realtà… Ci si confronta, si condivide… Si spera.
Le opinioni dei più sulla difficoltà del test sono unanimi e concordi e sorgono le solite domande: “perché si devono fare questi test?” , “a cosa servono?” , “non è questo il giusto metodo di valutazione di un aspirante medico!“.
Premettendo che concordo pienamente con ogni tipo di critica mossa al metodo utilizzato dal ministero dell’istruzione per selezionare gli studenti di medicina, non è questo l’aspetto che voglio evidenziare, bensì ciò che questo meccanismo, di anno in anno, genera.
Perché i ragazzi scelgono di affrontare il test? In realtà sono in pochi a tentare “quest’impresa ” per passione, perché tanti sono spinti dall’idea di proseguire la tradizione di medici in famiglia o dalla paura di non farlo; molti altri credono che diventare medico sia un modo per garantire a se stessi e al proprio futuro un livello sociale o economico adeguato. Infine c’è un altro gruppo che tenta per il gusto perverso di affrontare l’impossibile, il temuto, il muro che 8 ragazzi su 9 anche quest’anno non supereranno. È proprio questa, a mio parere, la dimostrazione dell’inutilità della prova sostenuta oggi 8 settembre da 60000 persone, quella di creare un meccanismo psicologico tale da generare un sovraffollamento in questa facoltà, non da tutti amata, ma vista come una iniezione di possibilità da iniettare nella propria vita che priverà magari qualcuno della possibilità di mettere al servizio degli altri la propria passione, dedizione e competenza ( non pregressa… Acquisita!); e darà a qualcun altro l’occasione di fare mostra di cinismo e disamore nei confronti del genere umano solo perché sapeva che cosa fosse un ‘acrosoma’.

Antonio Mariani

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