Il Cammino di Santiago – Day6: il Monastero di Sobrado e l’effetto Piccolomini

Ore 5.50.

Questo è l’orario in cui oggi abbiamo iniziato la nostra tappa. Usciti dall’ostello, abbiamo avuto modo di vedere e vivere per la prima volta dall’inizio del Cammino la notte fonda. Buio pesto, non c’era traccia di luce (artificiale o naturale) e il silenzio della notte ci avvolgeva in un percorso privo di villaggi.

Dopo un’ora e mezza di cammino con il buio davanti e senza mai voltarci, abbiamo fatto una sosta e, con uno sguardo sul tracciato a 360°, siamo stati catturati dalla bellezza di quest’alba.

Devo ammettere che, nonostante la relativa tranquillità di questa tappa (26 chilometri perlopiù in piano), ho iniziato ad avere forti dolori al tendine rotuleo che hanno reso più difficile l’arrivo a Sobrado.Quando devi raggiungere un obiettivo e inizi a incontrare ostacoli, commettere errori e combattere contro il dolore, ci sono due possibilità:

  • mollare;
  • andare avanti.

La seconda opzione comporta la focalizzazione totale sul traguardo, rinunciando a godere delle bellezze che il percorso ti offre. Non credo sia un male e l’avevo messo in conto alla partenza, perciò la vivo con serenità e vado avanti.

Verso le 15 siamo finalmente arrivati a Sobrado, un villaggio che vive in funzione del turismo portato dal Cammino e dal Monastero. Quest’ultimo è il nostro alloggio per questa notte; non è il massimo del comfort, ma è molto bello e suggestivo perché ci fa vivere a pieno lo spirito del pellegrinaggio.

Siamo a 60 chilometri da Santiago de Compostela, un numero che 140 chilometri fa potevo solo sognare. Tra due giorni, salvo eventi eccezionali, saremo a Santiago, una meta che vedo sempre più lontana man mano che ci avviciniamo. L’illusione, anche se non ottica, è quella che si prova in via Piccolomini quando si vede la cupola di S. Pietro allontanarsi mentre le si va incontro.

Domani ci aspetteranno 34 chilometri. La distanza fa paura, soprattutto in relazione alle condizioni fisiche, ma è anche uno stimolo per andare avanti, avanti e ancora avanti perché il sogno è sempre più concreto.

Ultreya!

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