Idee Digitali – ep.1: da Carpe Diem a Carpe Horae Momentum

Ciao a tutti e bentrovati! Era da tanto che non ci sentivamo. A distanza di un anno torno a scrivere sul mio blog con l’episodio 1 della rubrica Idee Digitali, un appuntamento settimanale che uscirà ogni sabato alle 12.00 e tratterà tematiche legate al rapporto tra esseri umani e mondo digitale.

L’amore ai tempi dei social: le nostre relazioni viste con altri occhi

Chi mi conosce bene sa che da due anni sto scrivendo un romanzo intitolato L’amore ai tempi dei social e incentrato sulla domanda “come cambierebbero i rapporti umani se un gruppo di ribelli attaccasse e distruggesse i server fisici che permettono l’iperconnessione?” La risposta è fornita da Tommaso, un adolescente romano del 2084 che trova nella cassaforte del papà un reperto storico del 2016: uno smartphone. Nessuna connessione, nessun accesso a cloud contenenti file, ma solo un archivio di messaggi e foto che gli permettono di venire a conoscenza della storia d’amore dei nonni che non ha mai conosciuto. Tommaso verrà coinvolto dalla storia e analizzerà la relazione dei suoi antenati con gli occhi di un ragazzo che è cresciuto in un mondo postpandemico malato di nomofobia, dove gli esseri umani hanno perso le coordinate delle relazioni umane e sono ancora in fase di assestamento, come una città rasa al suolo dalle bombe di una guerra che l’ha ferita gravemente ma non è riuscita a toglierle l’anima. Sto immaginando un mondo in cui, tolta la connettività, non potrà mai più essere come quello prima dell’iperconnessione, ma vedrà uno scenario in cui l’essere umano ha dato una nuova dimensione a se stesso, sdoppiando la sua identità tra mondo fisico e mondo digitale.

Questo universo narrativo è ancora in costruzione e non rispetta propriamente i parametri di storytelling che la migliore scuola di narrazione italiana (la Scuola Holden di Baricco) suggerisce; infatti la regola vuole che l’ambientazione di un racconto nel futuro vada inserita in un mondo ultratech dominato da cyborg o, in una visione opposta, dal deserto come simbolo di distruzione, sconfitta e aridità intesa come assenza di umanità. Ma le regole sono fatte per essere infrante, superate e sostituite. È la vita.

Tu che stai leggendo, ora sei coinvolto in questa storia, in questo percorso che voglio proseguire con te ed è per questo che ti coinvolgerò attivamente nello sviluppo del romanzo condividendo dubbi, scelte e ulteriori riflessioni che potranno arricchire i personaggi del racconto. A proposito, alla fine di questo articolo ti chiederò un’opinione che potrà essere molto utile.

Il Silenzio di Don De Lillo: un L’amore ai tempi dei social che è nato prima

Questa premessa era la base dello spunto di riflessione di questo primo episodio di Idee Digitali perché, alla fine, è ancora qui che viviamo e che abbiamo modo di confrontarci. Ieri, come ogni venerdì, stavo leggendo la newsletter Ellissi di Valerio Bassan, un format sul giornalismo, marketing e strategia digitale che mi è stato consigliato da un amico e maestro. Valerio ha scritto il contenuto di ieri ispirato dal romanzo Il Silenzio di Don De Lillo, una riflessione molto umana sul tema dell’incomunicabilità e della nostra relazione con la tecnologia. Protagonisti sono cinque personaggi che, isolati nella ‘semioscurità emotiva’ causata dall’improvviso spegnimento di ogni device, si ritrovano a fare i conti con un’ennesima, imprevista nuova normalità.

“A quanto pare tutti gli schermi, ovunque, si sono svuotati. Cosa ci resta da vedere, da sentire, da provare?”.

Il Silenzio – Don De Lillo

Mentre scrollavo lo schermo del telefono e leggevo queste parole, si è dunque materializzata la mia più grande paura in questo ambito, che qualcuno riuscisse a trattare e romanzare prima di me una questione che mi attanagliava, incuriosiva e accompagnava nei momenti di riflessione da due anni. Giustamente, la prima domanda che ti verrà in mente sarà “Volevi aspettare altri 4/5 anni prima di pubblicare senza pretendere che qualcuno fosse più celere e concreto?”. Beh, avresti ragione ed è l’insegnamento che traggo da questo episodio.

Idee digitali nel mondo digitale, un limbo generazionale.

Il mondo digitale viaggia a una velocità impressionante che sembra aumentare progressivamente – anche se a volte pare prenda delle strade circolari che riportano al punto di partenza – e sono sempre più necessarie delle scelte mirate, calcolate ma non troppo, dettate dall’istinto, dall’intuizione e da rapide analisi comportamentali. L’illusione che questo mondo dà alla mia generazione, quella nativa digitale ma cresciuta con valori ed educazione analogici, è di poter essere e fare tutto in questo nuovo mondo a patto che si conosca bene lo strumento; siamo cresciuti a cavallo tra due generazioni, quella di chi è formato e vuole portare la sua identità nel mondo digitale (con tante difficoltà a comprendere i mezzi) e quella di chi padroneggia gli stessi strumenti digitali che costruiscono e determinano il loro essere, nonché la loro identità.

Il fatto che Don De Lillo abbia sviluppato prima un’idea condivisa mi ha portato a vivere con rabbia l’ennesimo episodio di limbo e paralisi tra il pensiero analogico e la necessità digitale, un binomio che le generazioni più adulte hanno compreso e stanno sviluppando e che alle generazioni più giovani non si pone, poiché immerse nel pensiero digitale, ma che noi – generazione di mezzo – non riusciamo a sciogliere. Dunque, la reattività nel concretizzare un pensiero attraverso l’azione diventa sempre più fondamentale e noi, cresciuti nella consapevolezza che nel Carpe Diem oraziano potevamo cogliere l’attimo in 24 ore di tempo, dobbiamo scendere a patti con il mondo digitale che ci impone di Carpere Horae Momentum.

Dall’eternità alla viralità, l’evoluzione del contenuto

La viralità, che ci spaventa così tanto da poco più di un anno, nell’ultimo decennio è stata per molti un’ambizione. Inutile negarlo, anche tu almeno una volta hai sperato che una tuo foto, un tuo pensiero o un tuo video diventassero virali sul web e non fartene una colpa perché questo fenomeno è quello che definisco Il virus del contenuto. Prendendo in esame l’eredità artistica che la nostra civiltà ci ha lasciato, il tempo impiegato per la realizzazione delle opere variava mediamente tra i 4 anni a una vita intera con la speranza di raggiungere la perfezione per rendere il contenuto universale nello spazio e nel tempo, cercando di raccontare il passato lasciando nel presente un ricordo per il futuro. Questo ci spiega come oggi riusciamo a sentirci descritti da un classico greco, coinvolti dalla Divina Commedia e rappresentati dal Giudizio Universale. Ai tempi non c’era il capitalismo dell’arte e in cambio di opere veniva offerta protezione e accoglienza, nonché la possibilità di vivere per lasciare un’eredità del proprio passaggio sulla terra ai posteri. Nell’ultimo secolo, invece, il contenuto artistico diventa schiavo del suo tempo, vincolato dai limiti temporali della produzione e costretto a ritmi sempre più serrati; così la parola pubblicazione, da richiamo a un evento esclusivo, diventa parte della quotidianità come un rumore di fondo che finisci per non sentire più. Il tempo di assimilare e smaltire un contenuto è sempre più veloce e l’insoddisfazione della fruizione porta a necessitare subito di una nuova pubblicazione. Eppure, sei mai diventato virale? Se la risposta è no, il motivo è che non è facile e diventarlo è prerogativa dei pochi che hanno idee digitali nel mondo digitale e che sono in grado di concretizzare istantaneamente.

Allora siamo di nuovo di fronte a una scelta in un momento storico in cui abbiamo un enorme fardello del passato e un complicatissimo tempismo per arrivare a produrre un contenuto di successo. Se non sono Dante e non ho il digital instinct per avere fama, cosa faccio? Cambio prospettiva e valuto solo l’aspetto legato alla soddisfazione personale, godendomi il viaggio per raccontarlo e ricordarlo.

Proprio per questo, al termine di questa riflessione, se un tempo avrei abbandonato il progetto in quanto già sviluppato e impossibilitato a raggiungere fama/viralità, oggi sono più determinato a portarlo a termine perché, seppur vero che in questo mondo l’arrivare primi è indispensabile, credo ancora che la riflessione e il pensiero analogico, supportati da un’attitudine digitale, possano regalare emozioni da condividere.

PS: non mi sono dimenticato della domanda da porre: se da domani tutti gli schermi rimanessero per sempre neri, come reagiresti?


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